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    <title>Glocal Life</title>
    <link>http://www.glocallife.org/</link>
    <description>the intercultural communication blog</description>
    <language>en-us</language>           
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    <category>Weblog</category>
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      <title>Glocal Life</title>
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    <item>
 <title>&#x3C0;&#x3AC;&#x3BD;&#x3C4;&#x3B1; &#x1FE5;&#x3B5;&#x1FD6;</title>
 <link>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=65</link>
<description><![CDATA[Panta rei, tutto scorre. <br />
<br />
<a href="http://www.glocallife.org/media/4/20091108-denrto-bar-da-gino-big.jpg">Bar</a><br />
<br />
Riporto qui sotto <a href="http://www.repubblica.it/2007/02/rubriche/bussole/bar-giovani/bar-giovani.html">un articolo</a> di Ilvo Diamanti tratto dalla sua rubrica "Le Bussole" in <a href="http://www.repubblica.it">repubblica.it</a> sul mutamento della funzione sociale del BAR: che ruolo riveste il bar nella quotidianità delle nuove generazioni?<br />
<br />
Il bar dei giovani senza fissa dimora<br />
Un'amica che insegna ad Architettura mi ha interpellato, giorni fa, per sottopormi un problema. Nelle ore dedicate a Laboratorio, come ogni anno, ha proposto agli studenti un esercizio di progettazione. In questo caso: un bar. Da organizzare, negli spazi e negli arredi, secondo gli stili di vita e di consumo della loro generazione. Ha incontrato subito imbarazzo, più che perplessità. Come di fronte a un'ipotesi improbabile. Chessò: organizzare un torneo di calcio per i ragazzi del quartiere in un cortile. Quasi che i cortili esistessero ancora. Oppure, servissero a stare insieme, giocare, parlare, incontrare altre persone. Naturalmente non è così. I cortili servono ormai da parcheggi. La gente vi si ferma solo per transitare verso l'ingresso del condominio. Per rientrare a casa il più presto possibile. Quando si incontra un'altra persona perlopiù ci si limita a un saluto frettoloso. Buongiornobuonaseracomeva? Poi ciascuno per la propria strada. Tanto non si conoscono.<br />
<br />
Così i bar. Non sono più quelli di una volta. Dove si passava il tempo - dentro - a parlare, giocare, bere, fumare. Guardare la tivù. Intorno ai tavoli, al biliardo. I bar come riferimento sociale e territoriale, a cui si affidava la propria identità. Perché a ogni bar corrispondevano un gruppo oppure molti gruppi caratterizzati da comuni modelli di valore oppure da comuni gusti - in fatto di musica, motori, calcio. Ma anche da comuni orientamenti politici e ideologici.Quei bar non ci sono più. Perché, anzitutto, i giovani non hanno più "un" bar di riferimento. Perché non hanno più uno specifico modello culturale, di consumo oppure politico che li definisca. Perché non hanno più una sola compagnia con cui trascorrere il tempo. Perché non hanno una identità con un solo centro e una sola cerchia sociale di riferimento. I giovani - e soprattutto i più giovani - hanno, perlopiù, piccoli gruppi amicali, di poche persone. Spesso non esclusivi. Nel senso che frequentano persone diverse.<br />
<br />
Appartengono a gruppi diversi. Per cui non ha senso fermarsi in un bar, ma neppure in un luogo specifico. Ne visitano, invece, molti dove incontrano persone e gruppi diversi. Per cui lo spazio dei bar è molto spesso rivolto all'esterno, più che all'interno. Un bancone, gli amplificatori che sparano musica, tavolini e sedie fuori, sui marciapiedi o sulla piazza. Ma in molti casi i giovani restano in piedi. A bere, chiacchierare, ridere, mangiar qualcosa. Poi si spostano altrove. Sempre in piccoli gruppi oppure da soli. A casa di qualcuno oppure al cinema. O in un altro bar, dove incontrano altri gruppi di giovani. Poi, dipende dagli orari. Dai giorni. Se è festa o vigilia di festa. Se è mattino, pomeriggio, notte. Sono luoghi di passaggio, i bar. Non centri di aggregazione e di socialità. Stazioni disposte lungo itinerari complessi, che raffigurano bene la complessa (ricerca di) identità dei giovani. Un'identità mobile e - necessariamente - incerta. I bar, come i social network, Facebook oppure Twitter, sono pagine dove si cercano amici, con cui si dialoga. Diverse pagine, costruite da persone diverse, talora intorno a un obiettivo, un proposito, una parola d'ordine. Dove incontri persone note, altre meno note, altre del tutto sconosciute. Che tali restano, anche se ti propongono il loro profilo.<br />
<br />
I bar si sono adeguati in fretta a questi cambiamenti sociali. Il mercato, del resto, è sempre pronto e rapido a trasformare le novità culturali sul piano dei consumi. I bar oggi non sopportano una clientela (troppo) fissa e soprattutto (troppo) stabile e stanziale. La loro offerta varia di continuo, a seconda dell'ora e del giorno. Pasticceria, macchiatoni e cappuccini per la prima colazione, poi, a metà mattina, spuntineria e all'ora di pranzo, fast food, paninoteca. Per diventare, a tardo pomeriggio e fino a sera inoltrata, luogo di happy hour, che accompagna l'aperitivo ma può anche sostituire la cena. Infine, più tardi, cambia ancora. È semi-discoteca, pub, birreria. Dalla mattina a notte inoltrata: molti bar nello stesso bar. E molte persone diverse, molti giovani diversi, da soli o in compagnia. Per cui progettare un bar "dedicato" non ha senso. È come progettare una dimora fissa per i nomadi. E i giovani, i più giovani, in fondo, sono una generazione nomade. Senza fissa dimora. Anche se risiedono a lungo, molto a lungo, nella casa dei genitori. Ma sono sempre di corsa, sempre di passaggio. Senza territorio. Non hanno un posto fisso - non ci riferiamo solo al lavoro. E, forse, neppure lo cercano. Per ora, almeno. Domani chissà. Però domani è troppo avanti, troppo in là, troppo futuro, per una società - e una generazione - dove il futuro, più che imprevedibile, è imprevisto.]]></description>
 <category>Italy</category>
<comments>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=65</comments>
 <pubDate>Sun, 8 Nov 2009 11:29:55 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title>Kulturbranding III</title>
 <link>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=64</link>
<description><![CDATA[8. - 10. Oktober 2009 findet in Offenbach das dritte wissenschaftliche Symposium zu Konzepten und Themen der Markenbildung im Kulturbereich statt.<br />
<br />
Unter der Grafik meines Vortrags (Photo by Jennifer Russell) ist der Text aus dem Call for Papers zu lesen.<br />
<br />
<a href="http://www.glocallife.org/media/4/20090910-flash-philarmonie.jpg">Grafik - Vortrag Luisa Conti</a><br />
Grafik des Vortrags "Place Branding 2.0: Virtualität oder Realität?" <br />
9.Oktober - Forum Kultur und Sport - Stadt Offenbach<br />
<br />
<br />
Aspekte der Markenbildung und des Markenmanagements haben sich, ausgehend von den Diskussionen innerhalb der Wirtschafts- und Sozialwissenschaften, längst auch als relevant für die Bereiche Kultur und Kunst erwiesen – eine bereits bei Kai-Uwe Hellmann und Rüdiger Pichler (2005) konstatierte Ausweitung der Markenzone ist längst Realität. Hiervor zeugen vor allem die beiden Weimarer Tagungsbände von Steffen Höhne und Ralph Philipp Ziegler (2006, 2009) sowie mit Fokussierung auf das Museum der Band von Hartmut John und Bernd Günter (2008). Die genannten Arbeiten dienten nicht zuletzt der Positionsbestimmung des Konzeptes „Kulturbranding“, welches häufig so unspezifisch wie inflationär auf unterschiedliche Phänomene des Marketings insgesamt angewendet wird.<br />
<br />
Aus diesem metasprachlichen und -fachlichen Desiderat heraus möchte die dritte Tagung zum Thema „Kulturbranding“ sich stärker Fragen der Theoriebildung zuwenden und dabei auch die aporetischen Dimensionen von Markenbildung im Hinblick auf Kunst und Kultur akzentuieren. Neben die syntagmatische Ebene der Analyse soll aber auch ein paradigmatischer Blick auf die skizzierten Ausweitungsphänomene treten: welche Perspektiven bieten z.B. Sport- und Medienbranding, was bedeuten die zunehmenden Image-Kampagnen von Städten, Regionen und sogar Nationen für die Konzeptualisierung einer Theorie des „Kulturbranding“?<br />
<br />
Veranstalter:<br />
<br />
Forum Kultur und Sport der Stadt Offenbach am Main, Hochschule für Musik Franz Liszt Weimar/Kulturmanagement, FSU Jena/IWK, Kulturpolitische Gesellschaft/Landesgruppe Thüringen<br />
<br />
Weitere Infos: <br />
<a href="http://www.kulturbranding.com">www.kulturbranding.com</a><br />
kulturbranding@offenbach.de]]></description>
 <category>Culture & Communication</category>
<comments>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=64</comments>
 <pubDate>Thu, 10 Sep 2009 17:29:07 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Paure senza fondamento</title>
 <link>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=63</link>
<description><![CDATA[<a href="http://www.glocallife.org/media/4/20090818-italia mulitetnica.jpg">piovesolidarieta.org</a><br />
Immagine presa da www.piovesolidarieta.org<br />
<i>Qui l'Italia multietnica. Spero segua l'Italia naturale, quella interculturale. Perché ogni cultura è prodotto di intercultura...</i> <br />
<br />
L'immigrato (in generale o nelle sue specificazioni di "extracomunitario", "rom", "rumeno", "albanese" "vucumprà" - ormai un po' fuori moda, forse perché troppo bonario - "cinese" e così via) è la più grande minaccia sull'Italia. Così almeno dice il governo, e cioè i suoi ministri, le sue campagne propagandistiche e in genere i (suoi) mezzi di comunicazione. Le minacce sono altre. Ma nemmeno <a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/ecore/sintesi/eco_reg_2008/economia_regioni_italiane_2008.pdf">questa inchiesta di Bankitalia</a> calmerà gli animi infuocati degli aborigeni. Conseguenza: la non minaccia può divenire presto una minaccia reale: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Profezia_che_si_autoadempie">la profezia che si autoadempie </a> (Watzlawick et al. 1971) riassume questa catena che vogliamo ingrani.   <br />
<br />
Gli italiani non ce la fanno ad arrivare alla terza settimana del mese. Tutta colpa di questi che vengono qui a rubarci il lavoro. <br />
E invece non è così. Dura da accettare. Anche perché comporta che dobbiamo riassumere una visione del mondo più complessa di questa versione semplificata prefabbricata che ci danno in pasto. Ma chissà se ai cosiddetti italiani viene svelata questa verità impopolare. Questa ricerca non verrà dunque nemmeno presa a conoscenza dalla gente. <br />
<br />
Riporto qualche passaggio del rapporto: <br />
<br />
Pag. 66<br />
<b>L’incremento del numero di stranieri non si è associato a un peggioramento delle opportunità occupazionali degli italiani, sebbene emergano differenziazioni tra i segmenti della popolazione. Nostre analisi che tengono conto delle diverse caratteristiche<br />
individuali e dei mercati locali del lavoro, evidenziano in particolare l’esistenza di complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne. Per queste ultime, la crescente presenza straniera attenuerebbe i vincoli legati alla presenza di figli<br />
e all’assistenza dei familiari più anziani, permettendo di aumentare l’offerta di lavoro.</b><br />
<br />
Pag. 62<br />
L’afflusso di immigrati dall’estero nell’ultimo decennio ha sostenuto la crescita dell’occupazione in Italia, contribuendo a contrastare il progressivo invecchiamento<br />
della popolazione.<br />
<br />
La crescita della presenza straniera non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani, che sembrano invece accrescersi per gli italiani più istruiti e per le donne.Pag. 63<br />
L’afflusso di immigrati ha sostenuto la dinamica della popolazione residente, che tra il 2002 e il 2008 è cresciuta del 4,6 per cento. Nel Mezzogiorno il saldo migratorio con l’estero ha compensato il deflusso dei residenti verso le aree più sviluppate del Paese. La crescita della popolazione al Centro Nord è stata trainata dall’ingresso di cittadini stranieri e, in misura più contenuta, dai flussi migratori interni provenienti dalle regioni meridionali, a fronte di un saldo naturale negativo.<br />
<br />
La più giovane età degli immigrati e il maggiore tasso di fecondità contribuiscono a ridurre gli squilibri demogra- fici connessi con l’invecchiamento della popolazione.<br />
<br />
Il tasso di dipendenza, misurato dal rapporto tra la popolazione con oltre 65 anni e il numero di persone in<br />
età da lavoro (tra i 15 e i 64 anni), passerebbe dall’at- tuale 30 a circa il 58 per cento; in assenza del fenomeno migratorio aumenterebbe al 68 per cento.<br />
<br />
Pag. 64<br />
Secondo elaborazioni sull’Indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia (...), i redditi da lavoro dipendente nel settore privato degli stranieri sono inferiori di circa l’11 per cento a quelli degli italiani. Il differenziale salariale, oltre al minore livello di istruzione degli stranieri, è attribuibile anche a una maggiore concentrazione in settori di attività e mansioni meno qualificate e in imprese<br />
meno produttive.<br />
<br />
Pag. 65-66<br />
Nel 2008, nelle regioni centro settentrionali oltre i tre quarti degli occupati stranieri erano operai, una percentuale più che doppia rispetto a quella degli italiani. Nel Mezzogiorno sono invece relativamente più diffusi gli stranieri che lavorano in proprio (tav. 8.2). Nel Centro Nord oltre il 40 per cento degli stranieri è occupato nell’industria e nelle costruzioni. Nel Mezzo- giorno, al contrario, l’occupazione straniera è maggior- mente concentrata nell’agricoltura, nel settore alber- ghiero e della ristorazione, nel commercio al dettaglio e nei servizi alle famiglie. All’interno dei diversi set- tori di attività, gli stranieri tendono a svolgere man- sioni a minore contenuto professionale e a lavorare in imprese meno produttive. Il 44 per cento degli immigrati è impiegato in occupazioni non qualificate o semiquali- ficate (a fronte del 15 per cento degli italiani); tale percentuale sale a quasi il 60 per cento nel Mezzogiorno.<br />
<br />
Pag.66<br />
Emergono inoltre specializzazioni etniche nelle occupazioni. Tra le comunità più importanti, oltre il 40<br />
per cento degli uomini provenienti dai paesi della ex Jugoslavia e dalla Romania lavora nel settore delle costruzioni; percentuali analoghe di africani lavorano nell’industria, di immigrati dall’Asia Occidentale nel<br />
commercio e nella ristorazione; un indiano su quattro lavora nell’agricoltura. Per la componente femminile,<br />
emerge una forte specializzazione nei servizi sociali e alle famiglie, dove lavorano intorno al 70 per cento delle<br />
donne ucraine, ecuadoriane e peruviane, e oltre l’80 per cento delle cingalesi e filippine. Il processo di segmen-tazione per etnia sul mercato del lavoro rifletterebbe anche effetti di network. Tali specializzazioni avrebbero effetti, a loro volta, sulla distribuzione geografica degli stranieri: la domanda di lavoro domestico è, per esempio, più marcata nelle grandi aree metropolitane e nelle regioni con una maggiore incidenza di popolazione anziana.<br />
<br />
<br />
La rapida crescita della popolazione straniera ha determinato anche un aumento della quota di imprese individuali gestite da immigrati: alla fine del 2008 quelle con un titolare extracomunitario erano oltre 240 mila, pari al 7 per cento del totale delle imprese<br />
attive (4,4 per cento nel Mezzogiorno, a fronte di valori superiori all’8 nelle altre aree del Paese). Le ditte straniere registrerebbero, inoltre, maggiori difficoltà di<br />
accesso al credito rispetto a quelle costituite da italiani.<br />
<br />
Analisi condotte in Banca d’Italia indicano che il costo del credito per le ditte individuali costituite da<br />
extracomunitari è, a parità di caratteristiche dell’im- presa e dell’imprenditore, superiore di circa 60 punti base a quello per le ditte costituite da nati in Italia.<br />
<br />
Il differenziale di costo varia anche a seconda del con- tinente d’origine: è più alto per gli immigrati prove- nienti dall’Asia e dall’Europa dell’Est. ]]></description>
 <category>Italy</category>
<comments>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=63</comments>
 <pubDate>Tue, 18 Aug 2009 15:24:55 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Criminale il povero</title>
 <link>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=62</link>
<description><![CDATA[Reato di clandestinità. <br />
Reato cioè di essere schiavo di un mondo senza pietà, senza valori, senza nemmeno un briciolo di intelligenza. Ma ricco: di arroganza, ignoranza e potere. Troppo potere: un potere devastante. Che ha devastato il senso di bene comune, il senso della solidarietà, ogni diritto umano. In un Paese che finge di essere cristiano, ma fa solo cose per andare all'inferno. Cose che sono oggi normali. Dire e fare cose ingiuste, immorali, egoiste, cattive oggi in Italia è normale. Invece di parlare del tempo ci si trova d'accordo parlando dei Rom, etnia criminale: pura follia collettiva. Epoca di crisi economica, il populismo ignorante funziona ancora meglio. Il capro espiatorio non sono al momento gli ebrei ma sono ancora i rom, e tutti i deboli. E i più deboli sono coloro senza diritti. Quelle persone venute qui per essere i nostri schiavi. O peggio: persone nate e cresciute qui, dunque italiani 100% che però non vogliamo accettare come tali e mandare lontano. Il popolo (il popolino) lo vuole, montato da questa campagna mediatica terrorista. E il governo acquista potere torturando. Invece di risolvere i problemi reali, più complessi e scomodi. <br />
1/3 del pil è fatto dal lavoro nero. Ma questo non interessa. Italiani mafiosi, camorristi criminali. Ma questo non ci interessa. D'altronde gli italiani - chiunque essi siano - possono votare. I senza diritti no. perché allora non strumentalizzarli per deviare l'impeto del popolo affamato?<br />
<br />
Riporto <a href="http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/cronaca/immigrati-10/immigrati-10/immigrati-10.html">due delle interviste </a> svolte da E. Cappelli al Centro espulsioni di Gradisca d'Isonzo che mettono in evidenza la follia satanica di un Paese suicida. <br />
<br />
"Io sono nata qui" dice Susanna. "La mia famiglia viene dalla ex Jugoslavia. Ma io sono nata qui. Ho due figli e un marito. Ma non ho documenti. Così adesso sono qua dentro. Dove mi manderanno? Perché non posso avere una nazionalità?".<br />
<br />
Mohammed, un egiziano di 30 anni, occhi scuri, barba lunga, una tuta sdrucita addosso: "Io da quando sono in Italia lavoro, ho sempre lavorato: e sono ormai sei anni. Ma nessuno mi vuole mettere in regola. Mi hanno preso in ospedale, dove ero andato per un'operazione all'orecchio, e così com'ero mi hanno trasferito al Centro: guardi, non mi posso neanche fare la barba. Non mi posso cambiare. Non ho soldi, non ho niente. È umiliante".<br />
<br />
]]></description>
 <category>Italy</category>
<comments>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=62</comments>
 <pubDate>Tue, 11 Aug 2009 10:03:38 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Rome June 26 2009</title>
 <link>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=61</link>
<description><![CDATA[<a href="http://www.glocallife.org/media/4/20090617-invitation-rome.png">Invitation - Rome</a><br />
<br />
Conference Languages: Italian and English (translation available)<br />
<br />
Programm:<br />
(Per l'italiano clicca  <a href="http://www.roma-intercultura.it/userfiles/Programma_26_giugno.pdf">qui </a>)<br />
<br />
<br />
Friday, 26th June<br />
<br />
2nd ICD-Conference<br />
<br />
10.00 Opening by EACEA representative or opening message <br />
      Welcome to participants (ARCI)<br />
<br />
10.20 Introduction: the project weReurope (IBW), the partners and their roles, the observer(s)<br />
<br />
10.45 “Carpet of symbols and memories” (introduction of participants) with objects from Italy, Malta, Spain, Portugal and France<br />
<br />
11.45 Coffee break 12.00 Plenary session: experts on marginalised groups in their country and cultural and artistic expression as key competence: Pedro Aguilera Cortés (ES), Clara Camacho (PT) and Joseph Giordmaina (MT)<br />
<br />
12.45 Reactions/interventions from participants (with prepared questions and world café)<br />
<br />
13.15 Lunch <br />
<br />
14.15 Introduction to workshops: <br />
<br />
14.30 Starting of three parallel laboratories:<br />
1)Roma people: workshop of music and dance, led by Sevla Sejdic<br />
2)Theatre workshop: the body languages, led by Felicitè Mbezele<br />
3)Visual arts as Key-Arts, led by Maria Rosa Jijon<br />
<br />
In each workshop our artists (three migrant women) will act as “trainers”, in cooperation with one-two weReurope observer(s)- participant(s) (responsible for the Diary of the experience). <br />
<br />
17.00 Coffee break: Distribution/filling of questionnaires for participants (evaluation)<br />
<br />
17.30 Report of Diaries in plenary session: sharing and comments by observers feedback <br />
<br />
18.30 End of meeting<br />
<br />
Please bring along for the metaphorical "Carpet of Symbols and Memories" one personal item, orginating from one of the following (neighbouring) countries, which islinked to a personal memory or experience: Italy,Malta, Spain, Portugal and France.<br />
- The object should NOT come from your own country but <br />
- should symbolize your relationship to one of the above countries<br />
- it must be linked to apersonal memory, that can e described briefly (verbally and in written from for the website).<br />
The object, of course, remains of your property, it is only required for the short period of the conference!<br />
<br />
<br />
Project's website: <a href="http://www.weReurope.eu">www.weReurope.eu</a>]]></description>
 <category>News</category>
<comments>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=61</comments>
 <pubDate>Wed, 17 Jun 2009 18:16:13 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Berlusconi: &quot;No all´Italia multietnica&quot;</title>
 <link>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=60</link>
<description><![CDATA[L'Italia è già multietnica. Lo è sempre stata. Cosa vogliamo fingere? Di essere improvvisamente tutti uguali? Ma tutti chi? <br />
<br />
A mio parere, questo poster, parte della campagna antirazzista della Onlus "Lettera 27", evidenzia il bivio a cui siamo di fronte e le relative conseguenze.<br />
<br />
<a href="http://www.glocallife.org/media/4/20090510-1241717717329_lc_press5.jpg">Campagna Lettera 27 - Milano</a><br />
<br />
Un'altra campagna estremamente interessante è quella dell'associazione "Esterni", risposta alla proposta del leghista Salvini di riservare parte della metro milanese ai milanesi doc*: <br />
<br />
<a href="http://www.glocallife.org/media/4/20090510-1241889637705_img_2152.jpg">anti-salvini  - Esterni - Milano</a><br />
<br />
<br />
* non chiedetemi chi sono. Forse c'è un test sull'accento.<br />
]]></description>
 <category>Italy</category>
<comments>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=60</comments>
 <pubDate>Sun, 10 May 2009 00:57:21 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Human to be or not be, this is the question.</title>
 <link>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=59</link>
<description><![CDATA[Every day I read some article, I see some picture, I hear some news that makes me questioning:<br />
When is a human beeing actually recognized and accepted as human being? I mean when does a human beeing have the right to be a human beeing and get "human dignity" "humanitarian help" "human rights"...<br />
which we say, they are a must of our "civilization". <br />
<br />
<a href="http://www.glocallife.org/media/4/20090418-malta_20090416_3.jpg">insitutional destruction</a><br />
<br />
Please read <a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/Immagini/file/pubblicazioni/Report_Malta_04_2009.pdf">this report</a>. <br />
<a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/news.asp?id=2021">Qui</a> il riassunto in italiano.<br />
<br />
(Malta is an example. Don't think it is an exception.)<br />
<br />
Now are 153 "human / not human" beings on a boat. Neither Italy or Malta wants to see them as human = Both Italy and Malta see them as not human. <br />
<br />
<a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/immigrati-5/nave-malta/nave-malta.html">Leggi</a> <br />
<a href="http://www.di-ve.com/Default.aspx?ID=72&Action=1&NewsID=59914&newscategory=36">Read</a> <br />
<br />
... I am responsible of this psychological and physical massacre (that bring people to leave what they would never leave; that characterize their way to the hope; that destroy their hope, their being, as soon as they have reached the destination). Everyone of us is responsible for that.  <br />
<br />
]]></description>
 <category>Meta</category>
<comments>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=59</comments>
 <pubDate>Sat, 18 Apr 2009 10:35:33 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Donation / Spenden</title>
 <link>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=58</link>
<description><![CDATA[<a href="http://www.glocallife.org/media/4/20090410-TERREMOTO.jpg">Erdbeben / Earthquake - L'Aquila</a><br />
<br />
A terrible earthquake changed the life of thousands of people. Almost 200 died. Many are now without anything. <br />
Please, if you can, donate: <br />
<br />
Ein schreckliches Erdbeben hat das Leben von Tausenden von Menschen erschüttert. Fast 200 Menschen sind ums Leben gekommen. Viele haben jetzt nichts mehr. <br />
Wenn Sie können, spenden Sie bitte:<br />
<br />
Banca CARIPE SPA<br />
"Raccolta fondi pro terremotati d'Abruzzo" <br />
IBAN: IT 19 B 06245 15410 000 000 000 468<br />
(BIC): BPALIT34XXX<br />
Adress: Banca Caripe Spa. Corso Vittorio Emanuele, 102/104, 65100 Pescara, Italy.<br />
<br />
<a href="http://www.glocallife.org/media/4/20090410-AIUTO-TERREMOTATI.jpg">Hilfe / Help - Erdbeben / Earthquake</a>]]></description>
 <category>News</category>
<comments>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=58</comments>
 <pubDate>Fri, 10 Apr 2009 22:42:26 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Campagna nazionale contro il razzismo, l&apos;indifferenza e la paura dell&apos;altro</title>
 <link>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=57</link>
<description><![CDATA[<object width="400" height="230"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=3690333&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=3690333&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="230"></embed></object><br /><a href="http://vimeo.com/3690333">Non aver paura, apriti agli altri, apri ai diritti</a> from <a href="http://vimeo.com/user1397671">Strayorange</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.<br />
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Un nuovo aggettivo si è aggiunto a quelli che generalmente descrivono l'Italia all'estero: RAZZISTA. <br />
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Per rompere - prima che sia troppo tardi - questo regime di terrore e sfiducia che sta sgretolando la società, è stata lanciata la campagna "Non avere paura", sostenuta da diverse organizzazioni.<br />
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Parte della campagna è la raccolta firme che si sta portando avanti in questi giorni: da quanto ho capito dal sito, la raccolta non ha uno specifico obiettivo politico. Mira piuttosto alla sensibilizzazione della società civile: firmando, si dimostra il proprio impegno ad aprirsi all'altro.<br />
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<i>"Nella consapevolezza che più di quattro milioni di persone di origine straniera vivono oggi in Italia, in gran parte lavoratrici e lavoratori che contribuiscono al benessere di questo Paese e che, lentamente e faticosamente, sono entrate a far parte della nostra comunità; osservando che, in situazioni di disagio economico e sociale, queste persone sono spesso vittime di pregiudizi e vengono usate come capri espiatori; guardando con preoccupazione all’aumento degli episodi di intolleranza e violenza razzista in Italia; nella convinzione che chi alimenta il razzismo e la xenofobia attraverso la diffusione di informazioni fuorvianti e campagne di criminalizzazione fa prima di tutto un danno al Paese; volendo ribadire i principi della Costituzione Italiana e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, secondo cui tutti gli individui nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, senza distinzione alcuna di nazionalità, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali, nascita o altra condizione.<br />
Mi impegno:<br />
a lavorare, nello svolgimento della mia attività istituzionale e/o politica, per spezzare il corto circuito creato da paura, razzismo e xenofobia;<br />
a non usare affermazioni discriminatorie o distorte relative a persone di origine straniera o improprie associazioni di argomenti, e a evitare di creare allarmi ingiustificati e generalizzazioni che ingenerano razzismo e intolleranza;<br />
a diffondere l’idea che non si possono difendere i diritti dei cittadini italiani senza affermare i diritti di ogni individuo, a cominciare da chi è debole o straniero e che il benessere e la dignità di ognuno di noi sono strettamente legati a quelli di chi ci vive accanto, chiunque esso sia."</i><br />
<a href="http://www.nonaverpaura.org/wp-content/uploads/2009/03/dichiarazione-impegnofirme_fronte.pdf">Il pdf della raccolta firme da firmare e far firmare!</a>.<br />
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Nel sito www.nonaverepaura.org trovate le date e i luoghi in cui poter firmare e altre informazioni interessanti, come la Carta di Roma <a href="http://www.nonaverpaura.org/wp-content/uploads/2009/03/carta-di-roma.pdf">Carta di Roma</a>  (PROTOCOLLO DEONTOLOGICO CONCERNENTE RICHIEDENTI ASILO, RIFUGIATI, VITTIME DELLA TRATTA E MIGRANTI) che <br />
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"<i>fa perno sul fondamentale criterio deontologico del “rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati”, si invitano fra l’altro i giornalisti a “adottare termini giuridicamente appropriati”, a “evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte” e “comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati”</i>"<br />
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Quand'è che ci si impegnerà a rinunciare al fare notizia, sfruttando l'origine geografica dei criminali? <br />
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]]></description>
 <category>Italy</category>
<comments>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=57</comments>
 <pubDate>Tue, 7 Apr 2009 12:11:30 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>&quot;Tipico italiano&quot;: esiste davvero?</title>
 <link>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=56</link>
<description><![CDATA[<a href="http://www.glocallife.org/media/4/20090127-spiegel77.jpg">Speigel 77</a><br />
Gentili lettori,<br />
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ho alcune riflessioni da proporvi circa <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/lucca-etnico/lucca-etnico/lucca-etnico.html">la decisione dell'Amministrazione di Lucca</a>.<br />
In realtà sono domande: mi dovete aiutare a capire cosa <i>ordina</i> quest’<i>ordinanza</i>.<br />
Mi soffermerò su quello che riguarda strettamente il mio ambito di studio e di ricerca e cioè sulla decisione di vietare nel centro storico la vendita e la presenza di tutto ciò che non è locale o italiano. <br />
<i>(Per amore della correttezza: ho scritto questo post subito dopo aver letto un breve articolo a riguardo su Repubblica. In realtà ho poi scoperto che l`ordinanza non vieta la vendita di cibi non tipici ma vieta di aprire in futuro locali non tipici. Il che significa che per ora la varietà può rimanere ma si aspetta con pazienza l´estinzione. In preparazione a quel momento di omogeneità artificiale, ogni locale deve da ora vendere qualcosa di tipico lucchese.)</i> <br />
Sebbene sia il mio territorio di competenza, non riesco proprio a capire cosa deve fare un gestore di un locale di Lucca. Se fossi uno di loro, mi dovrei a questo punto domandare: <br />
<i>Posso continuare a vendere birra? La birra è un prodotto tipico tedesco. E la caipirinha che è – come traspare dal nome - brasiliana? </i><br />
Se la risposta è NO, perché si possono vendere solo prodotti tipici italiani, abbiamo un problema enorme: “Cosa vuol dire tipico italiano?” <b>Se "tipico italiano" è ciò che non è tipico di altre parti</b>, dobbiamo cominciare una serie di battaglie contro gli altri Stati, per riuscire ad accaparrarci i migliori prodotti: se ci accontentiamo dei prodotti che sono oggi riconosciuti "tipici italiani" all'estero dobbiamo rinunciare alla maggior parte delle nostre abitudini alimentari.<br />
<b>Se "tipico italiano" vuol dire prodotto in Italia</b>, dobbiamo rinunciare ad esempio al caffè (per esempio Lavazza utilizza miscele di provenienza brasiliana, indiana etc.), alla cioccolata calda che ci scalda nei freddi inverni (L’Italia – non essendo un Paese tropicale – non produce cacao), al risotto (il riso Scotti viene ad esempio da altri Paesi come la Romania) o al salmone (viene pescato generalmente nell’Oceano Atlantico, a meno che non sia ad esempio quello giapponese). Se invece la risposta è Sì, e cioè per “tipico italiano” s’intende “tutto ciò che non è necessariamente prodotto in Italia ma in Italia si usa bere e mangiare” significa che non solo il caffè, la cioccolata, il risotto e il salmone – la lista potrebbe continuare all’infinito - possono continuare a essere consumati, ma anche la birra, la capirinha, le gomme americane, il pane arabo, così come le escargot, la fondue, i wurstel e il cous cous ai frutti di mare. Qualcuno dirà che ad esempio le gomme americane – come traspare anche dal nome – non sono “davvero tipiche”. E qui nascono i problemi intergenerazionali: per i nonni forse no, per i nipoti sono invece parte integrante della loro giornata. Prendiamo le escargot: da questo piatto sgusciano opinioni diverse dai vari strati della nostra società. C’è per chi è normale mangiarle alla cena di lavoro e per chi l’unica associazione con questo piatto è il film “Pretty Woman”. In realtà è anche un problema di gusti, perché c’è chi raccoglie le lumache e se le fa in salsa e chi non può nemmeno immaginarsi di prenderle in mano, figuriamoci mettersele in bocca. Decidere sui wurstel è a sua volta una questione di differenze regionali: in Alto Adige sono molto diffusi, in altre regioni si mangiano al massimo sulla pizza – appunto - “Viennese”. Anche la trippa fa sorgere dei problemi: è italiana? O è romana? La polenta? Arriviamo al pane arabo: il panificio di Lucca può continuare a venderlo? E il barista può continuare a farci i panini? O siccome parte integrante del nome è l’aggettivo “arabo” dobbiamo eliminarlo? O chissà, forse basta dargli un altro nome. D’altronde anche gli spaghetti sono di origine cinese. Cosa facciamo allora? Rinunciamo? Molti risponderanno “No, perché sono prodotti che ormai sono parte della nostra cucina.” E quando esattamente diventa un cibo parte della nostra cucina”? Da quando viene consumato da 5 anni, 10 anni, 20 anni, 50 anni, 100 anni? Diciamo, ad esempio, “20 anni”: Basta che sia consumato da 20 anni in una zona d’Italia o deve essere consumato da 20 anni in tutta Italia? Insomma cosa vuol dire “nostra cucina”? Se basta che venga consumato in una zona d’Italia, allora il cous cous (come i pizzoccheri, lo stracchino o la trippa) può rimanere nel menù: in molte cittadine siciliane vivono da decenni tunisini che hanno insegnato agli italiani ad apprezzare e a cucinare in questo modo la semola. Se invece riteniamo che un prodotto sia parte della varietà enogastronomica italiana quando è consumato (da – come da esempio - 20 anni) su tutto il territorio nazionale, dovremmo rinunciare a moltissimi piatti, come la già citata trippa, lo stracchino o i pizzoccheri, in quanto non sono diffusi in tutta Italia. Più aumentiamo il limite degli anni, più sarà difficile vendere prodotti a cui siamo ormai abituati (le patatine in sacchetto, per esempio, o la coca-cola). Diminuire il limite temporale che rende un prodotto “parte della nostre abitudini” significa prendere atto che le gomme americane, così come la caipirinha, la redbull o il kebab, sono parte integrante della vita di oggi: magari non della mia o della tua, ma di quella del vicino di casa, del collega, di suo figlio o del nipote. Insomma di qualche italiano. E chi è italiano? Il ricco o il povero? Il giovane o l’anziano? L’elettore di destra o di sinistra? Il vegetariano o il carnivoro? L’anoressico o l’obeso? Per la legge lo è chi ha la cittadinanza. Quindi italiani sono anche i figli e i nipoti dell’italiano emigrato all’estero (Argentina, Etiopia, Stati Uniti…). Molte di queste persone, nate e cresciute in un altro Paese, sono fatte tornare dal destino nella terra dei propri avi. Quello che mangiano loro si può considerare nella categoria “nostra cucina” o sono italiani di seconda classe? E i bambini che nascono e crescono in Italia ma sono figli di persone che vengono da altri Paesi? Mangeranno volentieri non solo la pizza e la pasta ma anche altri piatti, che non sono ancora conosciuti in tutta Italia. Potranno insegnarli agli altri bambini? O dobbiamo cercare di evitare il più possibile che gli orizzonti della conoscenza e del gusto si allarghino? E quello che mangiano gli immigrati stessi? Mi riferisco a quelli con la cittadinanza. (Quelli senza non verrebbero probabilmente calcolati, nonostante partecipino tanto quanto gli altri, se non di più, alla crescita economica - pagando le tasse, comprando, producendo - del Paese.) Insomma le persone  con cittadinanza che non sono figli né nipoti di italiani ma che vivono da moltissimo tempo (molti sono nati e cresciuti) in Italia: sono “italiani di seconda classe” o possiamo considerare anche le loro abitudini alimentari? <br />
Forse un pensiero agli italiani emigrati ci può dare ispirazione.<br />
Immaginiamoci ad esempio cosa succederebbe se gli altri Paesi decidessero di fare ciò che vuole fare Lucca: le pizzerie italiane in Germania e in tutti gli altri Paesi dove sono arrivati gli italiani a portare pizza e pasta (= tutto il mondo) vengono costrette a chiudere. I locali non possono più vendere vini italiani o l’espresso. Moltissime aziende italiane andrebbero in rovina (il settore enogastronomico è uno dei settori a cui si deve una delle maggiori quote di export del nostro Paese) e con esse moltissimi lavoratori del settore rimarrebbero senza lavoro. Inoltre moltissimi italiani (e non solo) che si dilettano nel mondo a cucinare “italiano” dovrebbero chiudere e o cercarsi un altro lavoro (probabilmente da non qualificati) o – disperati - tornare in Italia (milioni di persone), dove né si sentirebbero a casa (visto che vivono in altri Paesi da anni, decenni o addirittura sono nati lì, figli di emigrati), né – ugualmente – troverebbero lavoro nel loro ambito (uscire per andare a mangiare in un ristorante italiano non lo si fa proprio spessissimo, visto che si può mangiare a casa la stessa cosa). Pensiamo poi agli italiani che vanno in vacanza all’estero: non avrebbero più la possibilità di evitare per esempio la cucina inglese (pancetta fritta a colazione) bevendo un cappuccino, mangiando una brioche e a pranzo prendendosi una pizza invece delle patatine fritte (si chiamano french fries… potrebbero venire vendute in Gran Bretagna o solo in Francia? E in Italia? Si potranno continuare a mangiare? Forse sì, perché da noi non si chiamano (lett.:) “fritte francesi” ma “patatine fritte”: un nome che non attira sospetti). Probabilmente a continuare a viaggiare sarebbero i più temerari. <br />
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Mi sto chiedendo se è come sembra: l’ordinanza di Lucca vuole fermare il tempo, bloccando il naturale sviluppo delle cose? Questo vorrebbe dire che nessun cuoco può proporre ai suoi clienti una nuova ricetta. Se così fosse, il futuro, ahimè, suonerebbe arcaico.<br />
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Ah, un’ultima domanda: sapete se si può andare in giro a Lucca con la BMW, con la Renault, con la Volkswagen o con l’Audi? Per non correre rischi conviene andare con la Fiat. O Lucca pensa di aprire uno stabilimento locale di automobili che produrrà le uniche auto che possono entrare nel centro storico? Potranno però entrare auto non storiche nel centro storico? Chissà che auto sarebbero: forse invece che a benzina gli ingegneri dovranno riuscire a farle andare a zuppa di farro. <br />
E a piedi con le Adidas o le Nike? Al meglio ci si avvicina alla città col Taxi… ma come lo si potrà chiamare? L’invenzione del telefono si deve a Meucci ma il primo telefono lo ha fatto uno svedese. Cosa facciamo? Rinunciamo? <br />
Probabilmente, a parere dell’amministrazione di Lucca, anche il cellulare porta con sé delle problematiche serie: utilizziamo cellulari stranieri, come Nokia, Motorola o Samsung. <br />
Ma non preoccupatevi: stanno già provvedendo a una nuova ordinanza. <br />
]]></description>
 <category>Italy</category>
<comments>http://www.glocallife.org/index.php?itemid=56</comments>
 <pubDate>Tue, 27 Jan 2009 08:31:56 +0100</pubDate>
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